Renzi il bipolarista fuori tempo

La messa a punto di Giorgio Napolitano, che ha ricordato che gli elettori hanno sospeso il bipolarismo per questa legislatura e che le forze politiche principali hanno accettato una fase straordinaria di collaborazione in base al “principio di realtà”, che varrà almeno fino all’approvazione delle misure economiche e delle riforme istituzionali promesse, mette in difficoltà, o quantomeno manda fuori tempo, chi punta a riattivare una dialettica bipolare robusta.
20 AGO 20
Immagine di Renzi il bipolarista fuori tempo
La messa a punto di Giorgio Napolitano, che ha ricordato che gli elettori hanno sospeso il bipolarismo per questa legislatura e che le forze politiche principali hanno accettato una fase straordinaria di collaborazione in base al “principio di realtà”, che varrà almeno fino all’approvazione delle misure economiche e delle riforme istituzionali promesse, mette in difficoltà, o quantomeno manda fuori tempo, chi punta a riattivare una dialettica bipolare robusta. Chi si è trovato più spiazzato da questa situazione è Matteo Renzi, il cui progetto di un confronto tra formazioni a vocazione maggioritaria, di per sé più che legittimo, calato in una situazione di intese temporanee, ma abbastanza permanenti, tra forze alternative, diventa un elemento di disturbo e rischia di trasformarsi in un fastidioso rumore di fondo, perdendo la freschezza e la capacità attrattiva di una proposta politica di prospettiva. A suo tempo anche Walter Veltroni si trovò a propugnare una sfida bipolare basata su un reciproco riconoscimento, nonostante fosse in carica un governo, il secondo di Romano Prodi, guidato dal suo stesso partito. Ma quel governo era davvero, come disse con sarcasmo Fausto Bertinotti, il miglior governo morente. Napolitano ha messo in chiaro che, invece, l’esecutivo di Enrico Letta è una risorsa indispensabile, il che mette fuori gioco le polemiche acide e distruttive che hanno caratterizzato le più recenti esternazioni del sindaco di Firenze. Naturalmente la sua prospettiva resta valida, ma Renzi intanto avrebbe un lavoro preventivo da fare, trasformando il Pd in uno strumento utile all’innovazione, lo stesso lavoro che dovette fare Tony Blair sul Labour prima di lanciare la sua sfida di governo.